Questo autunno la presidenza e il Consiglio della Regione del Veneto sono andati al rinnovo. Alberto Stefani, 32 anni, di Borgoricco (PD), è stato eletto presidente con il 64,39% dei voti, raggiungendo ben l’82,52% nel nostro Comune. A Minerbe la Lega, con 967 voti pari al 60,44%, ha ottenuto un risultato netto, trainato soprattutto dalle 582 preferenze della Vicepresidente uscente Elisa De Berti. Un grande risultato che, come spesso accade nelle elezioni dirette con voto di preferenza, premia le persone prima ancora dei simboli.
La nota stonata è però una, e non è una nota da sottovalutare. È una nota che fa rumore e che deve far riflettere. In Veneto ha votato il 44,65% degli aventi diritto, contro il 61,16% delle precedenti elezioni regionali. A Minerbe l’affluenza si è fermata al 45,06%, rispetto al 61,88% del 2020.
Siamo di fronte a una frattura profonda tra una parte crescente di cittadini e le istituzioni. Questo dato sull’astensionismo è davvero preoccupante e dovrebbe scuotere le coscienze di quella parte di popolazione che ha preferito appellarsi alle scuse più disparate, dal “non cambia niente” al “sono tutti disonesti”, fino al “non mi riconosco in nessuno”. Votare non dovrebbe essere soltanto un diritto, ma anche un dovere civico. Delegare ad altri le scelte sul nostro futuro e lamentarsi poi che nulla cambia rappresenta una delle ipocrisie più grandi di questo secolo. L’appellarsi al “magna magna” è spesso solo un modo per non assumersi la responsabilità di fare qualcosa.
Ma quando si è iniziato a perdere il contatto con la politica, intesa come interesse alla propria comunità? Ci ho riflettuto spesso e, nel riflettere, come spesso accade, guardo alla vita di tutti i giorni, alle serate con gli amici, alle cene, agli incontri al bar, e mi sono chiesto. Quando è stata l’ultima volta che ho affrontato una discussione, anche accesa, con una persona a me vicina? O quando è stata l’ultima volta che in un bar ho visto due persone discutere, anche animatamente di politica? E li ho capito che forse, abbiamo spostato il luogo del nostro dibattito sui social, facendolo degenerare in uno scontro violento dove chi non condivide il nostro pensiero viene immediatamente insultato, bannato, o additato a fascista, trasformando tutto in un bianco e nero dimenticando che la vita è una infinita sfumatura di colori.
Torniamo a parlare di idee, di fatti e non solo di persone. Quando è stata l’ultima volta che avete parlato di futuro con qualcuno? Quando è stata l’ultima volta che avete discusso di un problema con un amico? Quando è stata l’ultima volta che avete parlato con qualcuno che non conoscete di un argomento diverso dal meteo? Forse la velocità dei mezzi di comunicazione attuali non ha fatto altro che isolarci ed allontanarci e l’isolamento è un demone che dobbiamo sconfiggere. Perché da soli siamo più vulnerabili, da soli siamo manipolabili, e da soli davvero non possiamo cambiare nulla.
La politica non è un’arena riservata a pochi, né un rumore di fondo da ignorare quando infastidisce. È il luogo in cui si decide il futuro delle nostre comunità, anche quando scegliamo di non partecipare. Rinunciare al confronto, smettere di discutere, delegare tutto agli altri non è neutralità, è una scelta che ha conseguenze.
Se vogliamo invertire la rotta dell’astensionismo e ricostruire un rapporto sano tra cittadini e istituzioni, dobbiamo tornare a fare ciò che oggi sembra più difficile. Ascoltare, confrontarci, accettare idee diverse dalle nostre e tornare a sentirci parte di una comunità che discute, sceglie e decide insieme. Perché la democrazia non si consuma solo alle urne, ma vive ogni giorno nel dialogo, nel senso di responsabilità e nella volontà di non restare spettatori del nostro tempo.
Dopotutto Dante diceva che l’angolo più oscuro dell’inferno è riservato a coloro che mantengono la loro neutralità in tempi di crisi morale e, forse, il suo giudizio non era così errato.


